Muri. Brutti, sporchi e cattivi?

 

di Mario Frascione

I muri hanno assunto recentemente una cattiva fama. Troverete pochi disposti a difenderli. Li hanno caricati di ogni accezione negativa: separazione, limitazione della libertà, esclusione. Li hanno spogliati del loro splendore: forza, protezione, sicurezza, florida ricchezza.
Un riferimento per ricordare a tutti che cos’erano i muri nella nostra mente? Quando Gerusalemme e le sue mura erano sinonimi, simbolo di nostalgia per la patria perduta in tutta la cultura occidentale. Quella ebraico-cristiana innestata sulla radice greco-romana.
Occorre ricordare che la personificazione dell’Italia è una giovane donna cinta da una corona fatta di mura? Di mura e non di ponti, appunto.
Si è fatto di peggio. Non solo li si è caricati (poveri muri) di tutte le accezioni negative, ma si è cercato il colpo di grazia sentenziando sulla loro presunta inutilità e negando l’evidenza dei dati storici.
Le città-stato dell’antichità sono città murate, e anche poderosamente. I Romani costruirono ovunque muri, o analoghi sistemi difensivi che ne facevano la funzione, per siglare le conquiste e per mantenerle. Così avvenne anche per arginare le invasioni barbariche (ma già qualche zelante, ignaro della tragica ironia, chiede di chiamarle Grandi Migrazioni).
Quelle mura furono una diga provvidenziale, benché non impermeabile: in Occidente attenuarono e diluirono nel tempo l’onda d’urto che in loro assenza avrebbe cancellato la civiltà greco-romana; in Oriente ne consentirono la sopravvivenza per lunghi secoli ancora.
Sono state il fondamento sociale e simbolico della città e dello stato dal medioevo fino al Settecento. Per tutto il XIX secolo hanno garantito ancora la difesa territoriale, continuando a essere impiegate anche nel secondo conflitto mondiale.
I muri svolgono una funzione elementare e vitale al tempo stesso: separare un sé da ciò che sta fuori (meccanismo basico dell’identità), consentendo scambi regolati e volontari tra queste due entità. Occorre forse ricordare l’importanza che nel processo di crescita psichica individuale ha l’istituzione della separazione tra sé e mondo circostante?
Allora ci toccherà riscoprire, forse rompendo la dura crosta del pregiudizio dominante, che i muri sono una scelta di libertà. Essi non sono necessariamente impermeabili, ma garantiscono sempre la possibilità di aprire (e chiudere) quante porte vogliamo, permettendo che gli scambi avvengano nel modo più consono e adeguato a chi beneficia della loro protezione.
Con buona pace di chi li denigra, l’uomo ha sempre costruito muri: per delimitare e difendere la propria casa, la propria città, il territorio del proprio stato. Nella loro edificazione si è usato l’ingegno che coniugava l’efficienza con la bellezza, adeguandosi progressivamente all’avanzamento della tecnologia militare.
I muri sono una garanzia di libertà, benché per una sorta di diktat culturale che abbiamo ben introiettato, essi gettino il cono d’ombra dell’inquietudine piuttosto che il raggio solare della forza e della sicurezza.
E proprio oggi che grazie alla tecnologia essi possono essere eretti anche con blocchi navali, terrestri e aerospaziali, da attuare con un’ampiezza di mezzi a disposizione impensabile fino a pochi anni fa, si deve tuttavia constatare una parallela drastica riduzione della nostra capacità critica.
I muri, anziché risorsa difensiva ed esercizio della libertà umana, vengono bollati col segno dell’infamia. Nella vulgata comune abbiamo permesso che a essi venisse preferita la passiva privazione di qualsivoglia difesa, una permeabilità arrendevole, sventolando energicamente le bandiere del progresso e dell’umanitarismo sulle nostre teste.
Nella speranza che un tale incomprensibile e zelante entusiasmo non ne provochi la caduta.
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2 pensieri riguardo “Muri. Brutti, sporchi e cattivi?”

  1. Non ne avevo mai riflettuto in questi termini, complimenti!
    E i muri usati per fini di detentivi?

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  2. Tocchi una materia di fortissimo e urgente interesse, che è da tempo oggetto delle mie riflessioni. Spero che prossimamente potrà essere occasione di una uscita su “temindivenire”. Grazie.

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