Me too. Un caso di strabismo femminista?

Non accennano a spegnersi i fuochi del “me too”. La denuncia tardiva da parte di donne che sostengono di aver subito violenza da uomini spesso in posizione di potere.

Inutile ribadire che qualsiasi violenza è ingiustificabile, tanto più in una sfera così profondamente intima della persona quale quella sessuale.
Detto questo, come negare che la dimensione “social” ha vanificato irrimediabilmente il tutto, gettando più di un dubbio su denunce tardive, specialmente quando ai tempi le presunte violenze sono coincise con vantaggi di diversa natura?
Anche la confusione tra violenza e avances è un’occasione tristemente perduta dal mondo femminista, che senza far chiarezza tra la concessione delle proprie grazie in cambio di qualcosa e la violenza vera, fa un torto gravissimo a tutte le donne che nel mondo di violenza vera sono tristemente oggetto. E non solo nelle dorate suite dei grandi alberghi.
E della violenza omosessuale che dire? Quella di uomini su uomini e donne su donne? Il fenomeno è stato sfiorato per un noto attore ma rapidamente derubricato a errore di gioventù, con tante scuse.
A completare il quadro mancherebbero ancora le denunce di uomini verso donne. Benché qualcosa cominci a sbocciare, in questa strana serra dove i fiori delle boutade convivono con le spine dei torti subiti,  attendiamo il “me too” di aitanti giovinotti desiderosi di una scrittura o di superare un casting, molestati da selezionatrici mature in posizione dominante.
Avanti così…
(M.F.)

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