Dimensione glocal. Contributi, n.4

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Mediterraneo: il ritorno dei pirati.

di Mario Frascione

Raramente la storia si manifesta con una logica scoperta. Essa traccia più spesso gradualmente le sue linee, che solo a posteriori assumono il significato compiuto di un disegno riconoscibile.

Oggi la pirateria è da noi percepita comunemente nella forma di attacco al traffico mercantile e velico al largo della Somalia, nei Caraibi, in Indonesia e nel Golfo di Guinea.

Ci risulta meno familiare l’idea che essa non tarderà a interessare nuovamente il Mediterraneo, in cui ha una storia antica. Millenaria.
Per richiamarne le vicende a noi più prossime, basterà ricordarne il volto duplice della predazione in mare e dell’incursione lampo sulle coste (anche in profondità) a scopo di razzia e rapimento. La guerra piratica di Pompeo nel I secolo A.C., le incursioni costiere dei Saraceni nel Mediterraneo occidentale e le predazioni dei Narentani ai danni di Venezia nel Basso Medioevo, le azioni dei corsari barbareschi dal Rinascimento fino al secolo XIX.
Quasi nessuno ha ancora pensato che il massiccio traffico di migranti verso le coste europee dell’ultimo decennio possa essere una terza nuova forma di pirateria che prelude al ritorno delle due modalità tradizionali di assalto in mare e di razzia costiera. Ciò nonostante che le acque familiari che lambiscono le nostre coste siano già permeabili ai cosiddetti “sbarchi fantasma”, che arrivano ormai fino in Sardegna.
Ovviamente l’Unione Europea, avvolta nelle nebbie della ragione, non ha ancora scorto nemmeno lontanamente la parentela del traffico dei migranti di oggi con le più antiche predazioni, mentre farebbe bene ad attrezzare le proprie Marine Militari a uno scenario in cui il Mar Mediterraneo diventa nuovamente teatro di tensioni e minacce, in cui agiscono imperi criminali, aggressività Turca nei confronti della Grecia, instabilità proveniente da Est (guerra siriana e Medio Oriente).
Sarebbe anche opportuno che l’Europa cominciasse a spiegare ai due vasi di ferro che la tengono nel mezzo, la Russia e gli Stati Uniti, le ragioni dell’opportunità di istituire nuove forme di protettorato UE sulle coste meridionali e orientali del Mare Nostrum, per tutelare la propria incolumità e la pace delle acque che ci hanno visti nascere.