Nuove leve

I ragazzini europei accusano i governanti di distruggere l’ambiente.

Ma sono perennemente alla ricerca di una presa di corrente a cui ricaricare il proprio smartphone. (MF)

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Rousseau, sbagliavi!

di Mario Frascione

 

C’è una linea precisa che parte dal XVIII secolo e porta al terzomondismo immigrazionista che affligge l’Occidente – e in particolare l’Europa – di oggi.

Essa origina dal mito del buon selvaggio (Rousseau, ma non solo), e si innerva nei due secoli successivi nel marxismo filosofico e nel socialismo politico, che leggono il colonialismo europeo (in particolare inglese e francese), come espressione dei due stati “borghesi” per eccellenza, e quindi rapaci usurpatori delle altrui risorse e libertà.

Di questa lettura, che costituisce una posizione di pensiero vivissima e consacrata a dogma dalle nostre istituzioni accademiche,  l’immigrazionismo terzomondista attuale è il logico corollario socialmente divulgato.
La dottrina predica: la nostra civiltà corrotta e ingorda li ha conquistati e sfruttati, e ora per riparare a tale crimine noi dobbiamo spalancare a chi bussa – si fa per dire – alle porte del nostro ormai incerto benessere.
Non è bastata la lezione dell’antropologia culturale novecentesca a intaccare il mito, ancora oggi vivissimo, dell’innocenza edenica dei non-occidentali. Esso si è rivelato una fantasia esotica, ma tenace oltre qualsiasi intenzione dei suoi inventori del ‘700, e ha posto le basi di un razzismo rovesciato: quello di una “loro” superiorità morale.
Ancora più arduo sembra il tentativo di liberarsi da una percezione del colonialismo come imbarazzante scheletro nell’armadio dell’Occidente. Non che esso vada infiorito, idealizzato o edulcorato rispetto alla sua essenza di dominio anche spietato, ma altrettanto monca e parziale risulta una lettura storica che rinuncia a valutare il suo contributo di civilizzazione. Né si può ignorare cosa siano diventate molte parti del globo una volta emancipatesi dal colonialismo occidentale.
A impedire una riflessione obiettiva, fino a oggi sono bastati gli anatemi di chi pensa a ricette universali per la redenzione del mondo, sempre prodighe di altisonanti dichiarazioni e portatrici altrettanto certe di rovinosi disastri.
Rousseau, sbagliavi: nemmeno nello stato di natura ci sono innocenti.

Dimensione glocal. Contributi, n.5

C’è il rischio che si getti via l’idea di Europa per colpa di chi ha usato tale idea in modo sciagurato.

http://www.controversoquotidiano.it/2018/12/11/spaemann-lutopia-multiculturale-delleuropa-e-pericolosa/

Media/tv: grazie ad Alberto, ma manca una Oriana

Ad Alberto Angela, recente trionfatore dell’audience tv nazionale, il merito di aver cercato di resuscitare negli Italiani la consapevolezza del valore della propria terra, della propria identità, e conseguentemente delle proprie potenzialità.

In tal modo si aprono due buone possibilità: la prima è che noi ci diamo finalmente da fare a valorizzare con intelligenza un patrimonio sottoimpiegato che può creare autentica ricchezza, la seconda che si sottragga al monopolio esclusivo dell’estrema destra il valore dell’identità nazionale.

Va notato però che a consegnare l’idea di Patria e di identità nazionale all’estrema destra è stata proprio la sinistra, per anni vittima del suo iniziale imprinting “internazionalista”, che voleva far passare la strada della redenzione dei popoli dalla cancellazione degli stati nazionali (e di ciò che li ha espressi, ovvero la loro storia-identità), a suo parere rei di ogni misfatto.

Purtroppo a rendere soltanto parziale la nostra soddisfazione per quanto accade sui mezzi di comunicazione nostrani, sentiamo invece tutto il peso della mancanza di Oriana Fallaci. Ci manca il suo coraggio, la chiarezza del suo intelletto, la lucidità e l’onestà del suo pensiero. Possiamo solo registrare il clamoroso tradimento che il femminismo italiano e le sue più rumorose esponenti hanno perpetrato ai danni delle donne iraniane. Come noto, durante un tentativo di sollevazione frettolosamente rimosso dalla ribalta della nostra attenzione, le donne di quel Paese hanno cercato di disfarsi di quel velo che nega loro la libertà e pari diritti con gli uomini.

Oriana non avrebbe avuto pietà della silente pochezza del nostro femminismo e la frusta delle sue parole avrebbe forse scosso qualche coscienza ottusa e narcotizzata dai miasmi del conformismo. (MF)

Bizet epurato

A Firenze è andata in scena una versione della Carmen in cui la protagonista non muore, in nome del politicamente corretto e del pensiero main-stream omologato. Una marea che sembra salire inarrestabile. Presto si prevedono versioni ripulite dei classici della letteratura e perfino della mitologia classica, fino alla vitoria finale: fare delle menti una tabula rasa. (MF)

 

Me too. Un caso di strabismo femminista?

Non accennano a spegnersi i fuochi del “me too”. La denuncia tardiva da parte di donne che sostengono di aver subito violenza da uomini spesso in posizione di potere.

Inutile ribadire che qualsiasi violenza è ingiustificabile, tanto più in una sfera così profondamente intima della persona quale quella sessuale.
Detto questo, come negare che la dimensione “social” ha vanificato irrimediabilmente il tutto, gettando più di un dubbio su denunce tardive, specialmente quando ai tempi le presunte violenze sono coincise con vantaggi di diversa natura?
Anche la confusione tra violenza e avances è un’occasione tristemente perduta dal mondo femminista, che senza far chiarezza tra la concessione delle proprie grazie in cambio di qualcosa e la violenza vera, fa un torto gravissimo a tutte le donne che nel mondo di violenza vera sono tristemente oggetto. E non solo nelle dorate suite dei grandi alberghi.
E della violenza omosessuale che dire? Quella di uomini su uomini e donne su donne? Il fenomeno è stato sfiorato per un noto attore ma rapidamente derubricato a errore di gioventù, con tante scuse.
A completare il quadro mancherebbero ancora le denunce di uomini verso donne. Benché qualcosa cominci a sbocciare, in questa strana serra dove i fiori delle boutade convivono con le spine dei torti subiti,  attendiamo il “me too” di aitanti giovinotti desiderosi di una scrittura o di superare un casting, molestati da selezionatrici mature in posizione dominante.
Avanti così…
(M.F.)